Good things take time

È da un po’ che penso a queste parole. Mi è capitato di rileggerle di recente sulla bacheca social di una cara amica nel giorno in cui ha messo al mondo una creatura bellissima di nome Emma.

E oggi trovo finalmente il tempo di mettermi a scrivere, di dare forma ai pensieri che in realtà una forma ce l’hanno già, eccome, nella mia testa. Proprio oggi che è 4 marzo. Oggi che sarebbero state 95 primavere per Nonno Angelo. Oggi, che come ogni anno oggi, ascolto 4 marzo 1943 di Lucio Dalla e mi commuovo.

Non credo di essere mai stata grata alla vita, come lo sono ora. La verità è che nonostante millemila difficoltà e casini, non sono mai stata più orgogliosa di tutto quello che ho costruito come lo sono ora. I soldi non c’entrano. Ormai ci ho messo una pietra sopra i numeri, lo confesso, e sicuramente non sarò mai una vera imprenditrice fin a quando continuerò ad approcciarmi così a cifre e bilanci (ma tant’è). È che mi sento ricca dentro. È che questa piccola grande realtà di nome Genghi’s – Apulians do it better mi ha fatto riappacificare con il mondo. Quella rabbia che mi faceva accendere un tempo, oggi ha lasciato il posto ad una grande grandissima passione che continua a farmi accendere ma in bene, in meglio.

Penso a quel viaggio della speranza fatto insieme a Giuseppe, la mia grande roccia, a fine estate del 2016, pochi mesi prima di aprire Genghi’s. Torino, Forlì, poi Roma. Il cofano pieno di campioncini da 60 grammi da regalare e distribuire. Dei listini pieni di errori e di inesperienza. Rispondevo sicura alle domande dei potenziali clienti, ma in realtà non avevo la minima idea di cosa fosse la logistica, di come organizzare i trasporti, di come gestire gli ordini e le spedizioni. Ricordo che a Roma fu un completo disastro. Più di tutti ricordo di aver aspettato forse tre ora l’apertura di un negozio che ci interessava, a Centocelle, nel bel mezzo del nulla. Ricordo la toilette dell’unico bar nei paraggi che manco il bagno di Trainspotting. Di quegli appuntamenti, non c’è stato un solo cliente preso. Tant’è che sulla Capitale ci avevo messo un po’ una pietra sopra, l’avevo vista e vissuta come una piazza troppo complicata per me e per i miei abbracci dorati. E poi invece, piano piano, siamo arrivati ad oggi con tre belle realtà enogastronomiche che a Roma vendono i taralli Genghi’s. Non le ho cercate io. Mi hanno trovata loro. E forse questa è la parte più bella della storia. Le cose succedono. C’è bisogno di tempo, di attesa, di cura.

Oggi sento di dire solo grazie. Un grazie enorme a quella cosa meravigliosa che si chiama artigianato. Quella cosa straordinaria che mi ha salvato.

Baci & abbracci dorati.

Roberta

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