“Scrivere per non sentirsi soli”… Vi presento la Bisnonna Olimpia!

Dicevo qualche giorno: “scrivere per non sentirsi soli”. Ci sto provando. E tra pratiche burocratiche noiose e lavoretti straordinari in laboratorio, sto rimettendo ordine e ripescando cose che avevo scritto un po’ di tempo fa.

E così ho ritrovato questi appunti scritti qualche anno fa appunto, quando Genghi’s era ancora solo una bozza su un foglio di carta. Mi va di condividerli con voi perché parlo della bisnonna Olimpia, una figura che – insieme a nonna Isabella – avete imparato a conoscere (la ricetta dei taralli è la sua, eh, di quasi cento anni fa!). E poi perché le considerazioni finali che facevo all’epoca, quattro anni fa circa, mi sembrano veramente emblematiche lette oggi, in queste ore e in questi giorni così surreali.

Beh, vi ho convinto ad andare avanti con la lettura? Ok! Eccola qui. Un abbraccio grande grandissimo a tutti.

PS. In foto la bisnonna Olimpia, sua nipote Nicoletta, e le tante lettere ricevute dai fratelli emigrati in America.

***

Olimpia

La nonna Olimpia è una figura centrale nella storia della mia famiglia, nella storia delle donne della mia famiglia, nella storia delle donne della mia vita. Di lei ho ricordi sbiaditi ma vivi al tempo stesso. Non so se si tratta di ricordi veri, cioè di momenti di vita vera vissuta che io ricordo oppure di ricordi di racconti, di cose che mi sono state raccontate talmente tante volte che le ho fatte mie, rielaborandole come se le avessi vissute davvero. Avevo solo dieci mesi, meno di un anno di vita, quando lei ha lasciato per sempre questo mondo. Mi rivedo tra le sue braccia, in camera da letto dei miei nonni, lei che mi dondola cercando disperatamente di farmi addormentare, io che fingo di dormire e da vera birichina – quale ero, così mi raccontano – chiudo gli occhi ma sono sveglissima, mia nonna che commenta e avverte nonna Olimpia che io sono sveglia in realtà e sto solo facendo finta. Cose così. Nonna Olimpia in realtà è la mia bisnonna, la madre di mia nonna Isabella, madre di mia madre Nicoletta. Ecco non l’avevo detto prima.

Mia madre dice spesso che a volte non le sembra vero che non ci sia più, sente la presenza di nonna Olimpia più forte che mai. Sono passati tanti anni ma sente ancora i suoi rimproveri per la piega del letto che non era mai fatta bene abbastanza. Mia nonna la nomina almeno una volta al giorno e chissà quante volte durante il giorno invece pensi a lei. È che certe persone, certi legami, ti restano sempre dentro. Qualunque cosa accada, qualunque sia la direzione che la tua vita prenda, qualunque sia il macigno che prima o poi si interpone sulla tua strada. Certi legami, certe persone, certi ricordi, certi profumi, certi sapori, certi colori saranno sempre con te, faranno sempre parte di te. Nonna Olimpia era una donna fuori dagli schemi, fuori dal comune, fuori da ogni stereotipo femminile dell’epoca, del secolo scorso. Era alta, bruna, forte, mascolina. Era rimasta sola più volte nella vita. Prima i suoi fratelli l’avevano lasciata sola. Era l’unica figlia femmina in mezzo a cinque fratelli. Partirono tutti poco più che ventenni alla volta dell’America. Avevano preparato tutte le “carte” anche per lei ma poi per un problema burocratico di cui non si è mai capito molto bene non riuscì mai a prendere quella nave. Rimase qui, da sola, a prendersi cura del padre anziano e cieco. Rimase sola di nuovo quando morì suo marito, il papà di mia nonna. Aveva meno di cinquanta anni e lasciò mia nonna, suo fratello Francesco (per tutti noi “zio Ciccio”), e sua moglie Olimpia, per un male al fegato che lo colpì e lo spense nel giro di qualche anno. La nonna Olimpia scelse di non sposarsi mai più. Si dedicò completamente alla famiglia, ai figli, ai nipoti, alla cura delle campagne.

Nel mio sangue scorre la terra, quella scura, rossa, sanguigna, pugliese. Tutta la mia famiglia ha origini contadine. Forse è per questo che oggi, a 29 anni, mi ritrovo a parlare di farine e grani e a sentire più forte che mai il legame con la terra. Ritornano i legami. Ritornano i ricordi. Ritornano le radici, forti, ribelli, che non puoi cancellare. A volte ritornano. Non lo so come e perché ma mi sento sempre più nostalgica. Mi manca un tempo che, è questo il lato paradossale, nemmeno ho vissuto. In prima persona certo. Ma attraverso i racconti e i ricordi sì che l’ho vissuto. Al tempo stesso sono fortunata. La mia è stata una delle ultime generazioni nate senza tecnologia. Cioè il computer l’ho usato seriamente per la prima volta a quindici, sedici anni e il cellulare pure. Appartengo alla generazione “di passaggio”. Nata negli anni ’80, ho potuto vivere quelle tradizioni antiche che nel giro di pochi anni sarebbero state spazzate vie. Ho passato le estati della mia infanzia per strada, a giocare nella polvere, con le ginocchia sempre sbucciate. Ho accompagnato mia nonna ai forni di paese per cuocere il pane, la focaccia e i taralli. Non ho mai portato una merendina confezionata a scuola per la pausa della ricreazione. Ho indossato fino ai dieci anni i vestiti delle mie due sorelle più grandi. Ho imparato a scrivere con la penna e la carta. L’olio, il vino e la salsa di pomodoro che ho mangiato fino ai dodici anni erano fatti in casa. Andavo a scuola elementare a piedi da sola con mia sorella di diciotto mesi più grande di me. Era un tempo “bello”, sospeso, più semplice, più vero. Oggi siamo andati così talmente “oltre” che non ricordiamo più la strada da cui siamo partiti. Guardiamo solo avanti e abbiamo paura di volgere lo sguardo al passato. Eppure quel passato fa così parte di noi. Ci siamo talmente tanto abituati a correre e inseguire il progresso che abbiamo finito per cancellare tutto quello che è venuto prima. Mi sento nostalgica. Più vado avanti e più voglio tornare indietro. E in fondo sto tornando indietro. Se nonna Olimpia mi guardasse ora forse si metterebbe a ridere e mi guarderebbe stranita. Che poi è quello che fa pure nonna Isabella. Mi guarda, mi ascolta e secondo me pensa che sono pazza. La nipote giornalista da doppio 110 e lode che un bel giorno molla tutto quello che ha fatto negli ultimi dieci anni e decide di mettersi a fare taralli pugliesi!

2 pensieri su ““Scrivere per non sentirsi soli”… Vi presento la Bisnonna Olimpia!

Rispondi