Le ricette di Genghi’s: ravioloni ripieni di burrata e taralli ai semi di finocchietto selvatico con sughetto di pomodorino Pachino.

Cari amici, buona domenica! Siete a casa? Siiii? Bene! Allora prendetevi qualche minuto, tanto di tempo libero ne abbiamo in questi giorni (eh!), eccome se ne abbiamo, e gustatevi questa ricetta. Magari la realizzate nei prossimi giorni? Che ne dite?

Pronti partenza via!

Continuiamo il nostro menù (dopo l’antipasto di qualche giorno fa) con un primo piatto delicato ma deciso: ravioloni al cavolo viola ripieni di di burrata e sbriciolata di taralli ai semi di finocchietto selvatico, con sughetto di pomodorini Pachino.

Innanzitutto la sfoglia dei ravioloni: impasto classico con uova e farina e un po’ di cavolo viola che avremo precedentemente cotto a vapore e frullato. Stendete la sfoglia quanto più sottile possibile.

Il ripieno: burrata (precedentemente “scolata”), ricotta (diciamo un 20%), noce moscata, un pizzico di sale, una manciata di taralli (Genghi’s, of course) ai semi di finocchietto selvatico sbriciolati, pepe nero in grani.

Il sughetto: pomodorini Pachino, basilico, cipolla, sale e un pizzico di zucchero. Dopo la cottura (a fuoco basso, per venti-venticinque minuti circa), passiamo il tutto al passaverdure per ottenere un sughetto molto liquido e poco denso.

Assembliamo e impattiamo: usiamo una foglia grande di cavolo viola per decorare, prepariamo un letto di sughetto, adagiamoci sopra tre/quattro ravioloni, ancora uno/due cucchiai di sughetto, infine spolverata di taralli ai semi di finocchietto selvatico.

Il consiglio di Gianpaolo Priore, wine-blogger di Viniferare, che questa volta si è superato mettendo tutto in rima, come piace fare spesso a lui!

Un profumo intenso e deciso, avvolto da un sapore voluttuoso e morbido, ma accelerato da notevole aromaticità e succulenza. Per un piatto così “apparecchiato”, il calice richiesto deve essere ben articolato e con diverse abilità, tra cui sicuramente una bella alcolicità. Per equilibrare un boccone apparentemente gentile e delicato, ma di sapore estremamente dotato, un Riesling trentino ci “tocca” stappare. La sua elegante e generosa freschezza e tipica sapidità, giusta alcolicità e indimenticabile persistenza, potrà domare un piatto bifronte: tenero, docile e grazioso all’apparenza, ma grintoso, ghiotto, croccante e  robusto alla distanza. Un giusto connubio tra timidezza e sostanza, bastone e carota sensoriale, galanteria e passione!

E bon appétit!

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