Le ricette di Genghi’s: Filetto di sgombro impanato al forno con croccante di taralli , aglio e prezzemolo su letto di pomodorini confit.

Ricetta Genghi's

Come ogni sabato, torna l’appuntamento con “Le Ricette di Genghi’s”!

Continuiamo allora il nostro menù! Dopo avervi deliziato con una proposta di antipasto e con un primo piatto, oggi sabato 15 febbraio, vi proponiamo un secondo piatto partendo da una materia prima “povera” che povera non è affatto e anzi merita di essere (ri)nobilitata!

Pronti, partenza, via!

Filetto di sgombro impanato al forno con croccante di taralli, aglio e prezzemolo su letto di pomodorini confit.

Innanzitutto recatevi presso la vostra pescheria di fiducia e fatevi sfilettare dello sgombro fresco.

Preparate i vostri filetti di sgombro, copriteli dell’impanatura che avrete precedentemente preparato e cioè mollica, aglio fresco finemente tritato, prezzemolo fresco finemente tritato, sale, e pepe, richiudete ciascun filetto su se stesso a mo’ di rosa (usate uno stecchino per tenerlo chiuso), adagiate quindi i filetti su una teglia su carta da forno (lasciando la pelle) e Fate un giro di olio extravergine di oliva. Cuocete in forno (precedentemente riscaldato) per dieci minuti a 180°.

Nel frattempo avrete già preparato i pomodorini confit: scegliete dei pomodorini piccoli appunto, generalmente più dolci. Tagliateli a metà e poneteli in una teglia su carta da forno, conditeli con zucchero, sale, olio evo e poco aglio tagliato grossolanamente (che dopo toglierete). Fateli caramellare ponendo la teglia sotto il grill per 15 minuti circa a 180°.

Nel frattempo preparate il croccante di taralli: sbriciolate i taralli gusto classico in pezzi grossolani (non fateli “a mollica” insomma!) e fate dorare in padella con olio evo, aglio, sale e pepe.

Impiattate usando un piatto ovale da grande portata: preparate quindi un letto con i pomodorini confit e il croccante di taralli, adagiatevi quindi al centro i filetti di sgombro, ricopriteli a cascata con altro croccante di taralli (concentrandolo in particolare in corrispondenza del cuore della rosa di filetto), con prezzemolo fresco tagliato grossolanamente e ancora con un pizzico di pepe e un giro di olio evo.

E bon appétit!

Il consiglio di Roberta.

Lo sgombro, conosciuto anche con il nome di maccarello, appartiene alla specie del pesce azzurro e alla famiglia del cosiddetto pesce “povero”. Povero non è affatto: dal punto di vista nutrizionale infatti, lo sgombro è un alimento davvero eccezionale, essendo il pesce con il più alto contenuto di grassi OMEGA – 3, sostanze preziose per la nostra salute! Vive in branchi ed è diffuso in tutto il Mediterraneo, nel Mare del Nord e nell’Atlantico settentrionale. Vive nei nostri mari insomma, è disponibile sempre fresco ed è un pesce veramente economico e veramente sostenibile, l’avete capito! E allora viva la sostenibilità! Chiedete consiglio alla vostra pescheria di fiducia, leggete le etichette e cercate di mangiare quello che il nostro mare ci offre, preferendo il fresco all’allevamento e al congelato. Rispettate i tempi e le leggi del mare! Il Pianeta ci ringrazierà!

Il consiglio di Gianpaolo Priore, wine-blogger di Viniferare.

Con un piatto dotato di una intensa aromaticità intrinseca, di una variopinta scala di sensazioni gustative e tattili, oltre che sensoriali, chiediamo i rinforzi e l’aiuto fuori casa. Data la consistenza e i decisi profumi che provengono dalla cucina, andiamo nel Lazio, tra gli inerpicati Castelli Romani e stappiamo un Frascati Superiore.

Vino dai profumi originali e determinati della Malvasia Bianca di Candia Aromatica e a discrezione dei vignaioli Malvasia Puntinata e tanti altri autoctoni Laziali che collaborano sinergicamente a determinare calici della tradizione, profumati, ricchi, gustosi, intensi, la cui memoria al palato è notevole.

Nel gioco delle valorizzazioni, sfoderiamo due attori umili e operai dall’ immenso valore e potenzialità, piatto e calice che vogliamo trovare nelle osterie, nelle trattorie che a noi piacciono: un piatto con un pesce povero e tanto bistrattato, con valori nutritivi e dal gusto eccezionale, con un vino altrettanto poco valorizzato, considerato il vino quotidiano, il vino senza troppe pretese, il vino da bicchiere e non da calice, il vino della pausa del contadino che si rigenera sotto la chioma di un albero secolare, il vino nel fiasco, che un fiasco non è e che invece è in grado di sfornare grandi emozioni.

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