Di casa. Di Puglia. Di famiglia.

È quasi ora di pranzo. La scuola è finita solo da pochi giorni. Qualcuno è già partito per le vacanze. Qualcun altro è al mare solo per oggi. Per te è ancora presto. I tuoi genitori lavorano. Non si è ancora parlato di vacanze, a dire il vero. Ma per te non è un problema. Passi le giornate nella stradina di fronte casa. Hai il gruppo dei fedelissimi amici su cui contare. Esci di casa alle 8.30 del mattino, ci torni solo per mangiare e far finta di dormire durante le ore della controra. Alle 16.00 sei già di nuovo fuori, nonostante il caldo africano. Hai le ginocchia sempre sbucciate. Le gambe nere sporche della polvere dei mille cantieri in giro per il paese.  

È quasi ora di pranzo. Il nonno è tornato già da un pezzo dalla campagna. La casa profuma di sugo, di pomodoro, di basilico, di mezzi zitoni, di formaggio grattugiato, di pane fresco. Tu hai fame e non ce la fai proprio ad aspettare. Zitta zitta scivoli veloce verso la cucina, aspetti che la nonna si allontani un attimo per mettere la tavola, apri la dispensa, prendi due tre quattro taralli al volo, te li metti in tasca e vai a mangiarli di nascosto nella rimessa al fresco, perché se ti vede la nonna si arrabbia, “ché se non mangi la pasta, avrai il resto”, già te la senti nelle orecchie.

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Io non mi stancherò mai di ripeterlo a me stessa e a chi mi sta intorno, quasi fosse un mantra: quando comprate un prodotto artigianale, voi in realtà state comprando un territorio intero, state dando la possibilità ad un ricordo, ad una ricetta di famiglia, ad una tradizione di continuare a vivere. È la nostra storia, sono le nostre radici. Non buttiamole via.

Foto di Sara Genghi

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